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Purtroppo per problemi di connessione, di pc e soprattutto di tempo, il blog chiude. Non ho più tempo per gestirlo e tutto il materiale che stavo preparando e quello che è presente attualmente è andato perso con il mio computer. Il blog resterà cmq aperto così com'è e navigabile ancora ma al momento non verrà aggiornato. Se riuscirò a ripristinare il tutto torneremo on line!
Mi dispiace davvero tantissimo!
Camilla



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Aggiornamenti vari foto + news

5 novembre 2011 0 Commenti
Mi scuso in anticipo per il ritardo di queste news ma purtroppo non riuscivo proprio a pubblicare post per aggiornamenti al server. Faccio una rapida carrellata di tutte le news di questa settimana.

Rolling Stone Magazine - recensione di "Per non fermarsi mai":

Cameron Crowe ci aveva insegnato che delle rockstar non bisogna diventare mai amici. Avevamo già i sensi di colpa, non fosse stato per il documentario sui venti anni dei Pearl Jam : dove una chiacchera o due di troppo, con Eddie, gli deve essere scappata per forza, all’ex supereditor di Rolling Stone …. Quindi, memori del viaggio che nel 2010 ci costò la fiducia dell’Ente del Turismo Trentino e la stima dell’intera valle dei Mocheni, siamo tornati a Vigolo Vattaro, in Valsugana, per girare un filmetto musicale sui primi due anni dei Bastard Sons of Dioniso. In casa Sassudelli, quella di Federico, il batterista, abbiamo ritrovato la segheria di famiglia, ma anche un nuovo studio di registrazione. Della prima abbiamo toccato con mano la collezione autunno/inverno di infissi per masi e baite in legno massello, faggio e preziosa betulla. Del secondo, un garage insonorizzato con i vecchi sipari del teatro comunale, abbiamo ascoltato un frutto : il nuovo disco autoprodotto dai TBSOD, il primo dopo la sbronza del reality show. Peccato che, a sbronzarsi, siano stati i ragionieri della major che li ha scaricati l’anno scorso. Poco male, l’unico sbattimento che questo ha comportato è stato doversi fare 300 km di autostrada e scoprire che Per Non Fermarsi Mai è un disco potente, semplice e bellissimo. I ragazzi stanno bene, hanno messo da parte le cantiche punk da matricole di lettere hanno tolto dalle loro rubriche i producer di X Factor, ripescato vecchi materiali, ascoltato i Them Crooked Vultures e tirato fuori 11 tracce limpide come aria di montagna. Tutte in italiano (esclusa una strepitosa cover di Tomorrow Never Knows dei Beatles)e tutte da playlist. Con schiaffo finale: una rapsodia rock che trasforma il capolavoro di Aronofsky in metafora generazionale. Essere giovani e sentirsi imprigionati nel corpo di un wrestler che ha la faccia di Mickey Rourke.
Matteo Maresi
[ringrazio Eribastard97 per la trascrizione delle recensione] - Fonte Community Forum

 Dopo la recensione sul famoso magazine italiano, un bellissimo articolo da "Il Trentino":


I Bastard a quattro stelle
Il nuovo disco ormai in uscita esaltato dal Rolling Stone italiano 
TRENTO. Un disco potente, semplice e bellissimo. Beh, non è che il complimento - riferito a "Per non fermarsi mai", il nuovo disco dei Tbsod, The Bastard Sons of Dioniso, etichetta Universo, in arrivo a metà novembre, per ora anticipato dal singolo "Rumore nero" -, venga da un colloquio distratto a tarda sera, tra una birra e uno sfottò, da un bar di periferia. No. Il complimento è firmato Matteo Maresi, uno dei giornalisti di punta di Rolling Stone, la rivista bibbia del rock, da che il rock è parte decisiva del panorama culturale planetario. E' così anche per l'edizione italiana che nel numero di novembre, appunto - copertina dedicata ad un settantenne che non smette di incantare, Bob Dylan - recensisce ed anticipa il disco dei nostri. E sono parole al miele. Meritate, vien da pensare. Così il disco si becca un voto da leccarsi i baffi: quattro stellette. Per dire, le stesse assegnate ad un gigante quale Brian Wilson, una in meno del nuovo epico album dei Waterboys (che però viene indicato al confine del capolavoro) ed una in più, udite udite, di quel "Lulu" che ha visto insieme Lou Reed e Metallica. Ma c'è dell'altro, nella recensione di Rolling Stone, che vale la pena sottolineare. Perché rimarca con forza quel che molti pensano, più o meno sottovoce. Lontano dalle luci della tivù e dai caravanserragli alla X Factor, i nostri non hanno che da guadagnare. Leggiamo: "I ragazzi stanno bene, hanno messo da parte le cantiche punk da matricole di lettere, hanno tolto dalle loro rubriche i producer di X Factor, ripescato i vecchi materiali, ascoltato i Them Crooked Vultures e tirato fuori undici tracce limpide come aria di montagna. Tutte in italiano (esclusa una strepitosa cover di "Tomorrow Never Knows" dei Beatles) e tutte da playlist". Capito l'antifona? Non basta. Altra stillettata rollingstoniana. "In un garage insonorizzato con i vecchi sipari del teatro comunale abbiamo ascoltato il nuovo disco autoprodotto dai Tbsod, il primo dopo la sbronza del reality show. Peccato che, a sbronzarsi, siano stati i ragionieri della major che li ha scaricati l'anno scorso". Ricordate, comunque? Rolling Stone nel 2010 dedicò ai nostri un servizio che fece rumore. Con un po' di compiacimento il giornale annota: "Siamo tornati a Vigolo Vattaro memori del viaggio che allora ci costò la fiducia dell'Ente del turismo trentino e la stima dell'intera valle dei Mocheni". Beh, poco male. Ora la stima - musicale - è tutta per i Bastard. Le trenta righe trenta della rivista valgono, ad occhio, più di una Xfactorata. Verba volant, carta manent. [FONTE]

Nel mese di novembre i tre appuntamente alla FNAC di Milano Torino e Roma sponsorizzati sui volantini: (foto credit Lucio Tonina)


Proseguiamo con la fotogallery dal sito ufficiale del Bradipop:
preview:

e per concludere, on line da poco la nuovissima grafica del sito ufficiale:

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Per Non Fermarsi Mai

24 ottobre 2011 0 Commenti
«Per Non Fermarsi Mai»
2011 - Fiabamusic-LP&Friends / Universo-Universal

Recording by Gianluca Vaccaro at Gulliver Studio (Susà di Pergine - TN) & The Bastard Sons of Dioniso at Wanker Studios. Editing by Gianluca Vaccaro & Mauro Andreolli. Mixing by Gianluca Vaccaro at Forward Studios (Grottaferrata - Roma). Mastering by Dave Collins (Los Angeles - USA).

in uscita il 15 novembre 2011 
«è il nostro disco più cattivo, non la mandiamo a dire a nessuno» 

NEWS, INFO E CURIOSITA'

"Per non fermarsi mai" uscirà il 15 Novembre 2011 sotto l'etichetta discografica Universo Media Group e la distribuzione sarà curata dalla Universal Music Italia.
L'album conterrà 11 inediti e una cover dei Beatles Tomorrow Never Knows. Alcuni brani sono già stati presentati ai live dell'estate 2011, altri rimangono ancora ignoti.
E' stato curato dal fonico romano Gianluca Vaccaro e registrato prima nei Gulliver Studio di Susà di Pergine e poi nei prestigiosi Forward Studios di Roma.



Un viaggio sonoro che sottolinea la notevole evoluzione che la band ha maturato rispetto ad "In stasi perpetua" che comunque era già un buon prodotto. "Eclettico con micro citazioni fatte proprio, sarà difficile migliorare ulteriormente" è il verdetto di Cristiano Demattè a cui si aggiunge Walter Condini "Con testi aperi mai scontati e al servizio della musica. Un lavoro quadrato. Promozione a pieni voti"


LE COVER
A cura di Nicola Fontana



TRACKLIST

1. Avvoltoi | LEGGI IL TESTO
Parte una potente chitarra iniziale e arriva immedito il testo con frasi come "nel deserto della cultura la paura è di non sopravvivere" e ancora "spolpati per far brillare le ossa come monete d'oro": accenni che subito fanno pensare allo sfruttamento doppiogiochista del mondo dello spettacolo/discografico in cui volenti o nolenti i Bastard si sono trovati a convivere e sopravvivere dopo X Factor. "Nelle canzoni si sente il bel tappeto sonoro della chitarra di Michele" esordisce sul pezzo Roberto Sassudelli, al quale risponde Demattè che nota il tecnicismo dei cinque quarti inserito nel pezzo: "è notevole il rimando alla prograssione per la poliritmia che creano"

2. Porte in faccia | LEGGI IL TESTO
Pezzo che sottolinea lo scatto d'orgoglio dei tre. "Notevoli le armonie e i lavori di basso" è il commento che suscita e Walter Condini sottolinea come sia felice l'incontro tra musica e testo e come quest'utlimo stia magnificamente nella musica.

3. Rumore Nero | LEGGI IL TESTO
Il brano, all’inizio, presenta un riff semplice ma incalzante, la strofa è più vuota e lancia il ritornello armonizzato. Segue un crescendo di accordi. Lo stile è un po’ diverso dal classico Bastard, forse perché la velocità del metronomo di quasi tutti i prezzi è minore rispetto agli album precedenti. Quindi ci sono meno cose e, crediamo fatte meglio. C’è più tempo per capire e percepire le sfumature. Al primo ascolto arriva molto semplice, ma a livello armonico c’è sotto un bel lavoro.
Già singolo e videoclip dei Bastard. Per Cristiano Demattè l'incipit rimanda subito ai Led Zeppelin. "Nel rock è già scritto tutto - dice - con l'occhio dell'insegnante - al giorno d'oggi è ovvio che ci si rifà a ciò che già c'è, il valore aggiunto è la capacità di avere uno stile proprio. Questo disco trovo che sia volutamente contaminato, ma da una conoscenza musciale molto dotta e intelligentemente solo ispirata"

4. La catarifrangenza | LEGGI IL TESTO
Momento solo strumentale che sottolinea la marcata soluzione di continuità che Demattè trova azzeccato per l'effetto di ascolto che ne consegue.

5. Stare bene in mezzo al male | LEGGI IL TESTO
Introdotta dalla registrazione all'incontrario in una intro di tastiera. Il pezzo è più pop ma ha in se un continuo contrappunto di ritmi.

6. Sangue stasera | LEGGI IL TESTO
La tromba di federico entusiasma all'ascolto. "Così immersa nell'acustico - è una soluzione bellissima, un suono quasi rinascimentale" e poi conclude un assolo al piano sempre eseguito da Federico. "In live - confida Roberto Sassudelli - la tromba verrà sostituita dal synth per la difficoltà di fiato che comporta eseguire il suono pulito della tromba alternato al cantato."

7. Ministri della parola | LEGGI IL TESTO
Pezzo giudicato dai musicisti difficile da eseguire ma proprio per questo d'impatto per i tecnicisti che contine e l'energia che sprigiona. Per quel gioco di alternanza "che rende il disco vivo e interessante, non come altri che dopo due canzoni hai già finito l'ascolto" si commenta.

8. Veleno | LEGGI IL TESTO
Una dolcissima canzone che dal vivo piace fa grande presa sul pubblico e all'ascolto nel testo esprime la maturità della penna dei Bastard sia nello stile che nei contenuti "Qui cambia l'ambiente sonoro - si esprime Demattè - e rende ogni canzone diversa dall'altra in un album dove davvero si può trovare di tutto."

9. Tomorrow never knows | LEGGI IL TESTO
Omaggio ai Beatles, unica cover del disco. Roberto Sassudelli confida "Inizialmente non sarebbe dovuta stare nel disco che era già finito, ma quando Gianluca Vaccaro l'ascoltò, la volle inserire ugualmente". Una cover fedele ma con varianti interessanti - dicono i musicisti - quei mezzi toni e poi il crescendo del finale sono notevoli.

10. Mai e poi mai | LEGGI IL TESTO
Per questo brano è persino stato riesumato un vecchio leslie, amplificatore di papà Sassudelli con cui gioca la voce di Michele "I passaggi di tempo - dice Condini - sono difficili ma danno senso alla canzone stessa". è l'analisi con lo sguardo di batterista.

11. Quello che foo | LEGGI IL TESTO
è la canzone sentimentale dell'album, tutta tirata con chitarra elettrica che poi lascia il posto al quartetto d'archi, strapazzato dalla band fino alle 2 di notte per trovare quei suoni meno accademici e più Bastard in personalità, come come li volevano loro.

12. Lucidare i tagli | LEGGI IL TESTO
Definito da Nicola Fontana, il miglio brano mai composto dai Bastard.
L'ascolto suscita il complimento dell'orecchio esperto "Hanno usato tutti i colori della tavolozza, quando l'ascolti sei immerso nel liquido e il passaggio ai suoni elettrici è dirompante". E ancora "Gli accordi sono al limite dell'assonanza e l'attacco - per Condini - richiama la potenza del metal nel fraseggio a cui si accosta il basso di Jacopo che sistiene tutta l'impalcatura per poi tornare all'insieme che è la forza e la carettarsitica loro per finire sui violini".


VIDEO UFFICIALI


RECENSIONI DAL WEB
1. Novembre 2011 - Rolling Stone Italia by Matteo Maresi
Cameron Crowe ci aveva insegnato che delle rockstar non bisogna diventare mai amici. Avevamo già i sensi di colpa, non fosse stato per il documentario sui venti anni dei Pearl Jam : dove una chiacchera o due di troppo, con Eddie, gli deve essere scappata per forza, all’ex supereditor di Rolling Stone …. Quindi, memori del viaggio che nel 2010 ci costò la fiducia dell’Ente del Turismo Trentino e la stima dell’intera valle dei Mocheni, siamo tornati a Vigolo Vattaro, in Valsugana, per girare un filmetto musicale sui primi due anni dei Bastard Sons of Dioniso. In casa Sassudelli, quella di Federico, il batterista, abbiamo ritrovato la segheria di famiglia, ma anche un nuovo studio di registrazione. Della prima abbiamo toccato con mano la collezione autunno/inverno di infissi per masi e baite in legno massello, faggio e preziosa betulla. Del secondo, un garage insonorizzato con i vecchi sipari del teatro comunale, abbiamo ascoltato un frutto : il nuovo disco autoprodotto dai TBSOD, il primo dopo la sbronza del reality show. Peccato che, a sbronzarsi, siano stati i ragionieri della major che li ha scaricati l’anno scorso. Poco male, l’unico sbattimento che questo ha comportato è stato doversi fare 300 km di autostrada e scoprire che Per Non Fermarsi Mai è un disco potente, semplice e bellissimo. I ragazzi stanno bene, hanno messo da parte le cantiche punk da matricole di lettere hanno tolto dalle loro rubriche i producer di X Factor, ripescato vecchi materiali, ascoltato i Them Crooked Vultures e tirato fuori 11 tracce limpide come aria di montagna. Tutte in italiano (esclusa una strepitosa cover di Tomorrow Never Knows dei Beatles)e tutte da playlist. Con schiaffo finale: una rapsodia rock che trasforma il capolavoro di Aronofsky in metafora generazionale. Essere giovani e sentirsi imprigionati nel corpo di un wrestler che ha la faccia di Mickey Rourke.


2. Novembre 2011 - L'Adige by Nicola Fontana
è un disco rock, puro intenso, ben rappresentativo della maturità raggiunta dal trio sia a livello compositivo che tecnico. Ogni brano ha una sua identità precisa. La mia preferita è senza dubbio "Lucidare i tagli", l'ultima traccia, credo sia il miglior brano che abbiano mai composto.

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Rassegna Stampa 2011

26 agosto 2011 0 Commenti
Rassegna Stampa 2011 



RACCOLTA ARTICOLI - INTERVISTE - WEB


GENNAIO 2011
► «La buona azione dei Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 08.01.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard in concerto per aprire la festa» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 10.01.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |

► «L’errore più grande, i talent show» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 12.01.2011 | Articolo by: Alessandro Basile | Pubblicato su Caffè News |

► «Una serata per i giovano con i TBSOD» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 13.01.2011 | Articolo by: ADMO | Pubblicato su admo.it |

► «Sempre in spolvero il rock dei talenti» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 16.01.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «Anansi e i Bastard, emozioni rock» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 16.01.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |

► «Gesto di solidarietà dei Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 17.01.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |

► «Predazzo, il concerto dei Bastard. L'incasso andrà in beneficenza» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 19.01.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su Il Trentino |

► «l dono dei tre Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 19.01.2011 | Articolo by: G.Fin | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard, la musica per aiutare l'Admo» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 22.01.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «I generosi Bastard e i Blood Rockers» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 22.01.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su Il Trentino |

► «Bastard&Anansi e SuperMegaGangBand» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 24.01.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige Blog |

► «I Bastard con qualche sorpresa» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 24.01.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |

► «Avio, il Rodeo festeggia con i Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 27.01.2011 | Articolo by: F.R. | Pubblicato su L'Adige |



FEBBRAIO 2011
► «Stefano, ottima voce e testi Okay» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 01.02.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |

► «Mara vuole un sound da radio» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 06.02.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «L'umiltà del trio va messa in cassaforte» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 07.02.2011 | Articolo by: Carmine Ragozzino | Pubblicato su Il Trentino |


MARZO 2011
► «Bastard, da soli con orgoglio» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 05.03.2011 | Articolo by: Katjia Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «Entro l'estate il nuovo album» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 05.03.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «La nuova vita dei nostri Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 05.03.2011 | Articolo by: Pierluigi Depentori | Pubblicato su Il Trentino |

► «Bastard: doppio addio per un futuro più libero» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 09.03.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige Blog |

► ««Duello» online sul futuro dei Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 15.03.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige Blog |

► «astard a Bolzano rock da X-Factor ai Mercati generali» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 17.03.2011 | Articolo by: F.Za | Pubblicato su Alto Adige |



APRILE 2011
► «Admo, effetto Bastard, più donatori» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 10.04.2011 | Articolo by: G.Fin | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard e Anansi, spende il sole» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 14.04.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Con i Bastard il rock trova un nuovo spazio ai Mercati generali» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 17.04.2011 | Articolo by: Andrea Montali | Pubblicato su Alto Adige |


MAGGIO 2011
► «Bastard, nell'attesa sboccia un fiore» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 05.05.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard, gli ultimi ritocchi al disco. A New York» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 24.05.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «Dioniso non si ferma. Mai» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 28.05.2011 | Articolo by: P. Ghezzi | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard, assaggio in vista» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 29.05.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |



GIUGNO 2011
► «Una vetrina per tre band» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 22.06.2011 | Articolo by: Francesca Danda | Pubblicato su Il Giornale di vicenza |

► «Bastard e band contro le dipendenze» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 24.06.2011 | Articolo by: A.Pi | Pubblicato su L'Adige |

► «La musica rock va in corriera» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 26.06.2011 | Articolo by: M.Cass | Pubblicato su Il Trentino |

► «Festa rock sulle ali dei Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 26.06.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |

► «Più che "Bastard", sono simpatici e mai banali» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 27.06.2011 | Articolo by: Francesca Danda | Pubblicato su Il Giornale di Vicenza |

► «Bastard, notte rosa al lido di Ferrara» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 29.06.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |



LUGLIO 2011
► «Bastard al lago, rock in pullman» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 06.07.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |

► «Con i TBSOD il Tourbus stasera è a Torbole» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 06.07.2011 | Articolo by: M.Cass | Pubblicato su Il Trentino |

► «Rock on the wing, musica per libertà e giustizia» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 13.07.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «Bastard, tre uomini in barca» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 16.07.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Con i TBSOD grande rock al Parco di Pergine» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 18.07.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «Bastard e Anansi storici apripista» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 19.07.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard e Anansi con i Grandi» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 19.07.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «Il rock tra Roma, Milano ed il Kenya» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 20.07.2011 | Articolo by: La redazione di Unimondo | Pubblicato su Unimondo.org |

► «Bastard Sons, punk rock italiano» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 27.07.2011 | Articolo by: G.BR. | Pubblicato su Arena di Verona |

► «Il ritorno dei The Bastard Sons Of Dioniso» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 27.07.2011 | Articolo by: Valentina Malgieri | Pubblicato su Quotidiano Giovani |

► «Bastard promossi all'esame dei mostri» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 30.07.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |



AGOSTO 2011
► «Sabato 6 Agosto a Pinarella di Cervia» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 06.08.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su 2night |

► «Bastardi indipendenti» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 07.08.2011 | Articolo by: Gianni Arfelli | Pubblicato su Corriere Romagna |

► «Ma io non rimpiango quel mondo» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 13.08.2011 | Articolo by: A.M. | Pubblicato su L'Adige |

► «3 allegri ragazzi trentini» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 10.08.2011 | Articolo by: Gianfranco Gramola | Pubblicato su TrentinoMese |

► «La nostra estate tra le stelle» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 28.08.2011 | Articolo by: Fabio de Santi | Pubblicato su L'Adige |



SETTEMBRE 2011
► «I Bastard «Noi stiamo sempre dalla parte dei più deboli»» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 07.09.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su Il Trentino |

► «Cantiamo i diritti violati» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 07.09.2011 | Articolo by: ??? | Pubblicato su L'Adige |



OTTOBRE 2011
► «Un Rumore nero: sono i Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 04.10.2011 | Articolo by: Fabio De Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard, slitte protagoniste del nuovo video» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 10.10.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «I Bastard salgono in slitta per preparare il nuovo video» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 10.10.2011 | Articolo by: M.D. | Pubblicato su L'Adige |

► «Il lago e le slitte: fantasia Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 11.10.2011 | Articolo by: Fabio De Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «I Bastard ora sono pronti al lancio» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 14.10.2011 | Articolo by: Fabio De Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Bastard, la rabbia e la poesia» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 21.10.2011 | Articolo by: Katja Casagranda | Pubblicato su Il Trentino |

► «"Rumore Nero", puro rock Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 21.10.2011 | Articolo by: Fabio De Santi | Pubblicato su L'Adige |

► «Un inno alla libertà di espressione» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 23.10.2011 | Articolo by: Fabio De Santi | Pubblicato su L'Adige |




OTTOBRE 2011
► «I Bastard a quattro stelle» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 01.11.2011 | Articolo by: Carlo Martinelli | Pubblicato su Il Trentino |

► «Per non fermarsi mai (recensione)» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 01.11.2011 | Articolo by: Matteo Maresi | Pubblicato su Rolling Stone |

► «Così vesto i dischi dei Bastard» → leggi l'articolo...
| Pubblicato il: 13.11.2011 | Articolo by: Fabio De Santi | Pubblicato su L'Adige |





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Curioso articolo sui Talent (l'errore più grande)

13 gennaio 2011 1 Commenti
Girovagando in internet in cerca di news mi sono imbattuta in un articolo davvero interessantissimo dal punto di vista giornalistico e opinionistico. "Caffè News - On Line Magazine" pubblica ieri 12 gennaio, un articolo sui talent show televisivi definendoli "l'errore più grande". Alessandro Basile, l'autore dell'articolo, pone l'attenzione dei lettori sulla "storia" post- talent di tutti quei gruppi e cantanti usciti da programmi come Amici o X Factor. trovo davvero molto interessante la critica che fa e la condivido quasi completamente. Diciamo che alcuni punti non mi tornao, uno in particolare: la generalizzazione. Trovo corretto analizzare i talent e i sui cantanti/musicisti ma forse una informazione dettagliata sui talent che si prendono in considerazione citandoli nell'articolo forse bisognerebbe averla. Non conosco nessuno dei ragazzi usciti dai talent come conosco la sotria dei Bastard e quindi la replica sta solo per loro. Alcune frasi quindi, se vengono (e vengono!) citati i bastard non sono corrette non da un punto di vista di opinione ma proprio di fatti:
Nessuno, ma proprio nessuno di questi e di quelli non citati, è riuscito a elaborare un lavoro sufficiente. Potremmo tranquillamente prendere ogni singolo album di ognuno di essi e descriverlo, ma è meglio non farlo altrimenti non sapremmo proprio da dove partire. Eppure continuano a pubblicare nuovi lavori (scegliendosi parolieri ed autori di prestigio), hanno alle spalle grosse etichette, sono coccolati da chi li ha scoperti, riescono ad andare in tournée e ad essere ospitati in Tv. I numeri sono dalla loro parte. Le radio continuano a passare i loro brani e le Tv i propri videoclip.
...e ancora...
La maggior parte di questi ha una formazione e una preparazione altissima, frutto di molti anni di studio accademico – che ci vuole ma, ovviamente, non basta. Per arrivare in alto si deve partire dal basso, si deve fare esperienza, si deve vivere e si deve ascoltare ciò che gira, captando bene quello che si deve e si può prendere. Coloro che vogliono intraprendere oggi la strada di cantante ed interprete non sanno cosa vuol dire il sacrificio, cosa vuol dire esibirsi per dieci anni davanti ad una ventina di persone in locali dove nessuno ti guarda in faccia e tantomeno ti ascolta. Non si possono incidere dischi se non si sa cosa significa fare un disco. Non si possono cantare canzoni scritte da altri e arrangiate in maniera ignobile. Ottenere il successo immediato fa comodo solo al portafogli, ma alla lunga si ritorce contro perché, a livello umano, si vivrà sempre con la consapevolezza di non aver fatto ciò che in fondo si voleva fare. Un errore clamoroso che si fa in questi talent show è quello di proporre solamente cover del passato. 

(...)
A nostro avviso la verità sta nel mezzo e cioè che sicuramente del materiale inedito ci sarà, ma sarà poco, e quel poco resterà soffocato dalle strategie televisive. E’ poi ovvio che il limite degli organizzatori è anche quello degli ascoltatori, che adorano sentire sempre le stesse cose, le solite vecchie cover, piuttosto che aprirsi all’ascolto di canzoni nuove.


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In Stasi perpetua - Recensioni

1 novembre 2010 0 Commenti
In Stasi Perpetua 
-RACCOLTA RECENSIONI-

Recensione by FNAC.it (*fonte*)
Alla fine della seconda stagione di X factor chiunque avrebbe puntato sui secondi classificati The Bastard Sons of Dioniso: giovani talentuosi sfacciati e carismatici, i “Bastardi” sono stati accolti dal grande pubblico con l’ottimo successo che li ha portati al disco d’oro con “L’amor carnale”, il primo EP pubblicato al termine della trasmissione nell’Aprile scorso.
Durante l’estate TBSoD hanno girato l’Italia in lungo e largo con l’ X factor tour: oltre 18 date in tutto il paese hanno rinsaldato la passione sfrenata che il pubblico sembra dimostrare ai tre giovani trentini . In “Stasi Perpetua” è il loro primissimo lavoro pubblicato con RCA/Sony Music, introdotto in radio dal primo singolo “Mi par che per adesso”.
Provocatori, critici e il giusto “scontrosi”, i tre ragazzi delle valli intorno a Trento esordiscono con un primo disco ruvido, dal sound aggressivo e potente ma con testi pungenti e pieni di ironia. Un album “classico” nei suoi riferimenti rock in cui la durezza e la sincerità del carattere montanaro vengono enfatizzate insieme alla “favella” di tre giovani che ne capiscono molto anche delle esigenze introspettive e delle domande dei ventenni oggi.



Recensione by Outune.net (*fonte*)
“In Stasi Perpetua” rappresenta la sfida più dura che i TBSOD abbiano mai affrontato in tutta la loro giovane carriera. L’EP pubblicato appena fuori da X Factor si trattava solo di una formalità, adesso, tramite 11 brani originali e un minutaggio più consistente, i tre ragazzi del Trentino hanno dovuto dimostrare di non essersi fatti abbindolare dalle sirene televisive e di essere un vero gruppo rock, con motivazioni che vanno ben oltre la ricerca dei 15 minuti di notorietà di warholiana memoria.
Dopo aver sentito il risultato finale, si deve ammettere che la sfida è stata vinta e superata. Tutto si può dire del nuovo disco, tranne che non sia un lavoro sincero e onesto. Un album rock, genuino al 100%, nel quale la componente melodica è certo abbondante, ma non così ipertrofica da soffocare lo slancio elettrico delle chitarre e le varie componenti ‘hard’ del suono dei Bastardi. In questo senso la partecipazione al famigerato talent show non ha arrecato danni, e neppure la produzione di Gaudi (famoso per aver lavorato con musicisti dediti ad elettronica, reggae e world music, certo non un esperto in rock e affini) è riuscita ad anestetizzare la loro musica. Anzi, qualche piccolo inserto sintetico (ad esempio, nello sfumare di “Una Canzone Probabilmente Inutile”) si rivela addirittura azzeccato. Per il resto il power trio alpestre è davvero in gran spolvero, e si diletta in quello che meglio sa fare: un particolare mix di hard rock anni Settanta, punk melodico e alternative italiano, condito da qualche riferimento al post - stoner di marca Queens Of The Stone Age. Più, ovviamente, una gran dose di armonie vocali che provengono in ugual misura dal coro alpino e dal madrigale cinque – seicentesco (più qualcosa dei Bluvertigo, sentire il ‘cambio di tonalità’ di “Se t’Annoi” per credere). Le canzoni migliori sono quasi tutte concentrate nella prima parte di “In Stasi Perpetua”, con “Mi Par Che Per Adesso” (testo ricavato in parte da Monteverdi, musica, invece, che ricorda qualcosa dei Led Zeppelin), “Nothing To Talk About” (la più punk), “War Is Over” (la più pesante) e “Io Non Compro Più Speranza” (in cui il riffing s’ispira ai già citati QOTSA, quelli del dopo “Songs For The Deaf”, per intenderci) sugli scudi. Meno incisiva la seconda parte, con “Senza Colore” non del tutto convincente nella sua pretesa di essere ballad quasi progressiva, “Dal Risveglio In Poi” piuttosto maldestra e “Ease My Pain” semplice divertissement. Meglio la sofferta “Versa La Mia Testa” e l’allegra “Typical Pinè Night”, nella quale affiorano ricordi dei Green Day.
Probabilmente i ‘rockettari’ più integralisti nutriranno ancora pregiudizi verso i TBSOD, pregiudizi che, almeno in parte, potrebbero essere abbattuti dall’ascolto di “In Stasi Perpetua”. Il loro modo di mescolare testi aulici, chitarre distorte ed energie giovanili a volte è buffo e un po’ ingenuo, ma le capacità tecniche e la passione sono vere e non fittizie. La loro conoscenza della musica, poi, che non si ferma al rock e ai soliti nomi di compositori classici che fa tanta scena citare per fingersi colti, è encomiabile. Un ottimo esordio per un gruppo che, speriamo, farà ancora parecchia strada. Dategli una possibilità.
Stefano Masnaghetti


Recensione by ROCKOL (*fonte*)
Che strano fenomeno i Bastard Sons of Dioniso. Un anno fa uscivano da X Factor, venivano accolti dalla critica e dal pubblico come i vincitori morali della seconda edizione del talent show di Raidue, e pubblicavano il loro primo mini album con uno stato d’animo non propriamente rilassato. Si vedeva, e si sentiva, che erano sulle spine, che sì, erano contenti di avere tra le mani un disco, ma loro, di cover e rifacimenti di altri brani, non ne volevano più sentir parlare. I Bastard volevano il loro album di inediti, con dentro tutta la loro animalesca passione musicale, con dentro tutti i loro modi di dire, giochi di parole, le loro schitarrate, i loro cambi di tono, i loro concetti di alto e basso profilo: volevano “In stasi perpetua”, e l’hanno avuto.
Difficile giudicare l’album del trio trentino, difficile non perché non sia un bel disco, ma per via della sensazione eterogenea che danno i primi ascolti. Piano piano i dieci brani prendono forma e sostanza, e nonostante mantengano un netto distinguo tra loro, diventano orecchiabili, divertenti e sempre più piacevoli.
Le prime in italiano “Se t’annoi” e “Mi par che per adesso”, hanno un non so che di operetta rock, con quelle imponenti chitarre, quei cori a tre voci e quel linguaggio (“Almen che non sia noia l’aldilà” oppure “E’ luminoso il dì”) che sta diventando già un segno di riconoscimento della band. Arriva poi un punk rock genuino e che non ha nulla da invidiare a quello delle grandi produzioni oltre oceano, come “War is over (Children of the grapes)”, caratterizzata da continui e piacevoli controtempi, e “Typical Piné night”, anche se è con “Nothing to talk about” che si arriva alla canzone migliore del disco, e ci si arriva subito, già al terzo brano, come a far intendere che i tre ragazzotti non hanno proprio intenzione di perdere tempo in chiacchiere, specie con il loro ascoltatore.
Dentro a “In stasi perpetua” c’è anche posto per brani pop come “Dal risveglio in poi” e “Una canzone probabilmente inutile”, che accosta arrangiamenti più morbidi e buone melodie ad un testo quasi spavaldo ed aggressivo. Trovano spazio canzoni con intro acustiche come l’incalzante ed intensa “Senza colore”, che in alcuni passaggi ricorda le atmosfere di “Space Oddity” di David Bowie, oppure “Versa la mia testa”, che si apre sul finale in un esplosione suoni in puro stile cross over.
Ecco, questi sono i Bastard: piacere di averli minimamente introdotti a chi non li conosce o a chi non li ha ancora presi in considerazione.
(Daniela Calvi)


Recensione by BEAT Magazine (*fonte*)
Se il maiuscoletto potesse prendere forma in nota, loro sicuramente saprebbero musicarlo. L'album “In stasi perpetua” che fa sì che i Bastardi si presentino ufficialmente con la loro musica al vasto pubblico è arrivato. I brani appartengono ad un repertorio già consolidato dalla band, risuonati e ripresi in mano dalla produzione artistica di Gaudi, già loro coach all'interno del talent show che li ha visti emergere e – più che bucare – spaccare in tv! Una forza ed una grinta che i ragazzi mantengono, che li contraddistingue come l'uso singolare delle parole, sempre ricercate e andate a rispolverare più su un filone Opera che su ritornello da far girare in radi.
(E.F.)
http://i33.tinypic.com/b3ornr.png


Recensione by Sony Music (*fonte*)
Alla fine della seconda stagione di X factor chiunque avrebbe puntato sui secondi classificati The Bastard Sons of Dioniso: giovani talentuosi sfacciati e carismatici, i “Bastardi” sono stati accolti dal grande pubblico con l’ottimo successo che li ha portati al disco d’oro con “L’amor carnale”, il primo EP pubblicato al termine della trasmissione nell’Aprile scorso. Durante l’estate TBSoD hanno girato l’Italia in lungo e largo con l’ X factor tour: oltre 18 date in tutto il paese hanno rinsaldato la passione sfrenata che il pubblico sembra dimostrare ai tre giovani trentini . In “Stasi Perpetua” è il loro primissimo lavoro pubblicato con RCA/Sony Music, introdotto in radio dal primo singolo “Mi par che per adesso”. Provocatori, critici e il giusto “scontrosi”, i tre ragazzi delle valli intorno a Trento esordiscono con un primo disco ruvido, dal sound aggressivo e potente ma con testi pungenti e pieni di ironia. Un album “classico” nei suoi riferimenti rock in cui la durezza e la sincerità del carattere montanaro vengono enfatizzate insieme alla “favella” di tre giovani che ne capiscono molto anche delle esigenze introspettive e delle domande dei ventenni oggi.


Recensione by www.rollingstonemagazine.it (*fonte*)
Il modo più facile per dirlo è che i madrigali del '500 con le ballate di Dave Grohl ci stanno da dio. E che di esordi hard rock così colti e tamarri insieme, soprattutto in Valsugana, non se ne vedevano da tempo.
Il più difficile è scrivere questa recensione facendo finta che i Bastard Sons of Dioniso non siano mai stati lanciati da un reality show statale. E che il produttore artistico non si chiami Gaudi, come quel signore che si veste a metà fra Tony Manero e Ziggy Stardust, ma Rick Rubin.
E poi, esordio sì, ma fino a un certo punto. Jacopo, Michele e Federico hanno alle spalle un fama masspopolare preventiva (che culo), due robine autoprodotte nel 2007 e un EP di sei pezzi, L'amor carnale, uscito quest'estate, con cover dei Nomadi (Che colpa abbiamo noi) ed Enrico Ruggeri (Contessa) che promettevano già bene. Ora l'atteso disco punk che avrebbe dovuto benedire l'unione di Maria De Filippi boys e vecchiazze grunge è finalmente uscito. E dovreste andarlo a comprare.
Non che scopiazzare le martellate dei Queens of the Stone Age e intonarci sopra tre vocine wasp (Se t'annoi) basti a impressionarci, ma incorniciarle con assoli di Angus Young - che solo ore e ore di autistica mimesi possono uguagliare - e rime ontologiche che farebbero invidia al Liga ("almen che non sia noia l'aldilà / almen che non sia noia al bar di là"), questo sì, stupisce. E neppure trasformare un'impalcatura sonora dei Green Day in motivetto generazionale è cosa commovente. Ma se l'italiano di Io non compro più speranza è quello cortese, leggi medievale ("Io non compro più speranza / che'll è falsa mercancia / a darn sol attendo via / chella poca che m'avanza"), c'è poco da snobbare. E quando in una ballata trobadorica (Versa la mia testa) gli arpeggi diventano riff e i riff pestaggi metal, allora ti viene da pensare ai massimi sistemi. Che i Bastard non sono i Finley. Che Vigolo Vattaro non è Cinecittà. E che Mara Maionchi non è Cecchetto.
Matteo Maresi


Recensione by www.rockline.it (*fonte*)
Metti una sera a cena, o più semplicemente in televisione, 3 brillanti ragazzi trentini che, fra un'esibizione entusiasmante e una battuta più scherzosa, dichiarano esplicitamente di ispirarsi ai Ramones e ai Clash: fra Morgan che si dilunga ad esaltarne l'innata punk attitude e Mara Maionchi che si dimena incapace di pronunciarne il nome, i The Bastard Sons Of Dioniso quasi dominano la seconda edizione di X-Factor, reality show musicale importato direttamente dall'Inghilterra a seguito del clamoroso successo di vendite della vincitrice britannica Leona Lewis. La vittoria non arriva ma l'obiettivo principale per tutti i prodotti della musica televisiva è uno soltanto, ossia il responso del pubblico in termini di vendite discografiche: Alessandra Amoroso e Valerio Scanu, reduci dalla trionfale esperienza di Amici sulla rete ammiraglia Mediaset, si issano immediatamente ai primissimi posti delle classifiche italiane, seguiti a ruota da Noemi, interessante vocalità dalle tinte blues, purtroppo precocemente eliminata dal programma di punta della seconda rete di mamma Rai; buoni anche i risultati di Matteo Becucci, il vincitore della seconda edizione, sebbene nettamente inferiori a colei che non è arrivata nemmeno in semifinale. Che fine hanno fatto, invece, i The Bastard Sons Of Dioniso?
Un flop. Esito piuttosto prevedibile e certamente incoraggiante, perché In Stasi Perpetua è tutt'altro che un prodotto esclusivamente commerciale e palesemente ruffiano: si tratta infatti di una miscela al contempo ficcante e sorprendente di pop punk (la deludente War is over, Dal risveglio in poi, Typical Pine' night) e pop rock (Se t'annoi, Mi par che per adesso, Una canzone probabilmente inutile, Versa la mia testa), con spensierate atmosfere garage (Nothing to talk about, la conclusiva Ease My Pain) e qualche inserto linguistico medievaleggiante (l'amara Io non compro più speranza, ispirata ad una frottola di Franciscus Bossinensis risalente addirittura al XVI secolo), che già sembra identificarsi come loro marchio di fabbrica, senza dimenticare una vena cantautoriale tipicamente nostrana à la Samuele Bersani (Senza colore). Va detto che, se certo non può definirsi capolavoro, senz'altro non si può negare che si tratti di un debutto più che soddisfacente, dal momento che la formazione originaria della Valsugana si dimostra perfettamente consapevole dei propri mezzi, manifesta chiarezza di idee e di intenti e soprattutto uno stile tutto sommato personale e riconoscibile, di certo in nulla assoggettato alle squallide logiche di vendita che solitamente si impongono ai più recenti prodotti delle fabbriche televisive. Forse è proprio questo l'aspetto più interessante e meritevole di attenzione: i The Bastard Sons Of Dioniso non sono semplicemente degli interpreti che, non sapendo né leggere né scrivere (musica), possono essere manipolati a proprio uso e consumo da case discografiche assetate di denaro liquido, attraverso canzoni più o meno appetibili da un pubblico sostanzialmente assuefatto a certi standard neomelodici; al contrario, è evidente come la loro natura di strumentisti, più che di semplici vocalist, si sia imposta in maniera preponderante, trovando il giusto compromesso fra linee più accattivanti e leggere e momenti più grezzi e brucianti. I mediocri risultati discografici, soprattutto in confronto a quelli ottenuti dagli altri "artisti" che hanno affrontato la medesima formazione televisiva, sono forse la prova provata di come In Stasi Perpetua non sia poi un lavoro così prevedibile, scontato e facilmente assimilabile, o, quantomeno, di come il suo target fosse sostanzialmente rivolto ad un pubblico musicalmente più preparato e attento a certe sonorità.
I The Bastard Sons Of Dioniso non avranno certamente la pretesa di ergersi a nuovi paladini del pop punk made in Italy, pur tuttavia va riconosciuto loro di aver introdotto uno stile solitamente confinato ai margini della distribuzione musicale italiana attraverso inediti canali di grande visibilità e, soprattutto, di aver sfornato un album divertente e sempre piacevole, che, nelle sue intenzioni, non è per nulla inferiore a prodotti stranieri la cui modesta caratura è solamente ingigantita da una dilagante esterofilia. Checché se ne dica, Valsugana rulez.


Recensione by MetroplNews.it (*fonte*)
«Rock alpestre con retrogusto da cantina». Originale e fuori dagli schemi, proprio come la loro musica. Il trio The Bastard Sons of Dioniso, secondo classificato nella passata edizione di X Factor, ricorre spesso a questa definizione per dare un'idea delle proprie canzoni e per ribadire il forte legame con la terra che li ha cresciuti, il Trentino. Un attaccamento che emerge anche dalla scelta di registrare l'ultimo album, intitolato “In stasi perpetua”, interamente su questo territorio e di girare qui il video di “Mi par che per adesso”. Per questo singolo la band ha scelto una location “pietrosa”, in tema con le foto della copertina e del booklet del cd. E quale miglior sfondo delle cave di porfido di Albiano?
Quando si parla di marmo trentino, infatti, non si può non citare l'Altopiano di Piné e la Val di Cembra, una zona che può essere considerata il bacino del porfido stratificato grazie alla presenza di oltre 90 cave capaci di produrre ogni anno qualcosa come 1 milione 600 mila tonnellate di pietra e dare lavoro a quasi mille addetti. La conoscenza e l'impiego di questo materiale è molto antica ed è legata al duro lavoro degli uomini impegnati nella sua estrazione, alla fantasia, alla perizia e alla creatività di scultori, scalpellini e posatori che lo lavorano. Unico per qualità, resistenza e resa estetica, si presta a vari utilizzi: dall'arredo urbano all'edilizia privata, dai monumenti alle opere d'arte.
Un mondo che i Bastard hanno voluto omaggiare con una canzone ispirata ai canti madrigali ed in particolare a “L'incoronazione di Poppea”. Se il cd precedente, “L'Amor carnale”, aveva ottenuto un notevole successo di critica e di vendite, le premesse per questo secondo lavoro non sono inferiori. A dare la misura dell'entusiasmo che si respira attorno a questo nuovo album, prodotto dalla Rca/Sony, vi è la classifica di iTunes, il sito web più importante al mondo per il download di brani musicali. Subito dopo la pubblicazione, “In stasi perpetua” è balzato in seconda posizione fra i cd più scaricati, per poi veleggiare sempre nella top ten nei giorni successivi. Ora ad attendere Michele Vicentini, Federico Sassudelli e Jacopo Broseghini sarà un vero e proprio tour legato ad apparizioni televisive e a dirette radiofoniche volte a promuovere i 10 brani contenuti nell'album.
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L'Amor Carnale - Recensioni

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L'Amor Carnale 
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1. By Debaster | Fonte |

Inizio con una doverosa precisazione. Il 90%, e forse più, di quell'insieme di persone per cui il nome dei The Bastard Sons of Dioniso (che qui verrà scritto, finalmente, in modo italianamente corretto. Non come "I The Bastard Sons of Dioniso". D'altronde tutti parlano, perlomeno nel nostro gergo, de "I Beatles" e non de "I The Beatles") non è nuovo, li conosce essenzialmente per un fatto: sono stati la rivelazione "alternativa ®" del talent—show X-Factor.
Ma, c'è un ma. Al di là delle malelingue che vorrebbero gettare, gratuitamente, merda su tal gruppetto, i BSoD non sono una combriccola creata a tavolino. Questo power-trio valsugano, infatti, non è l'ultimo degli stronzi. Hanno pubblicato ben due dischi con canzoni in inglese, più o meno autoprodotti (e sicuramente irriperebili), apparentemente pure curati nel packaging (che non rappresenta mai la qualità della musica, certo però delinea un minimo intento creativo) e dai titoli buffi ("Even Lemmy Sometimes Sleeps").
Poi un bel giorno forse per puro divertimento o per frustrazione causata da una infinita sequela senza uscita di esibizioni live in localini trentini, i tre si son rotti i loro nordici coglioni e si son prenotati a un provino per il suddetto programma televisivo. Ma, c'è un altro ma. Si son presentati come gruppo vocale! Ovvio, perché è una trasmissione dove gli strumenti sono banditi!! In più, e chi ha seguito per caso X-Factor con orecchio attento lo sa, con una qualità vocale non certo omogenea!!! Poco importa cosa ne pensiate, loro hanno comunque svoltato (se in bene o in male si vedrà) quando un giudice molto furbo ha per l'appunto capito che potevano avere un buon effetto sul pubblico in quanto esteticamente diversi da tutto ciò che si era visto finora in codesti programmucoli.

Ma non sono qui per giudicare la loro riuscita scalata sociale. Perciò bando alle ciance, mi appresto a descrivere questi giovincelli etilicamente cazzoni solo per la loro musica, che è poi l'unica giustificazione decente per criticare la carriera di un'artista in quanto artista, ovvero recensendo il loro recente singolo "L'amor carnale" che altro non è che una traduzione in italiano di un loro brano in lingua d'albione, "The Zwang Song".
Il brano parte con un bel riffettino tirato che, un po' più rallentato e cupo, sembrerebbe quasi di matrice stoner. Un riff carino, a dire il vero, un po' scippato dal brano dei Kiss "Detroit Rock City". Cosa non strana visto che i tre sono dichiaratamente fan di un certo hard rock anni '70. Vabbè, passiamo oltre, una "citazione" ci può anche stare. Però è appena parte la voce che si scopre la componente più originale del loro brano che è, ahinoi, anche la parte più irritante. I Bastard Sons of Dioniso hanno, infatti, fuso ad una rivisitazione di quel "rock che fu" una voce e dei coretti di finleyana memoria, che se volessimo cercare un paragone anglofilo più che agli AC/DC i valsugani assomiglierebbero terribilmente ai Fall Out Boy (gruppo neo-emo capace sia di brani carini come di mostruose cagate). Con un sottofondo suonato di questo genere una voce cupa e roca sarebbe capitata "a fagiuolo", ma a sentire altri brani sul myspace pare che a questi piaccia proprio questo tipo di cantato plasticoso e senza personalità.
Il testo, invece, è gradevolmente stupidino e si rifà alle allusioni di sollazzo sessuale di certo "cock rock" che ormai ha fatto il suo tempo, mantenendosi però su livelli molto edulcorati in quanto prodotti mainstream ancora troppo acerbi. La storiella di un tizio arrapato da una tizia evidentemente con alta gradazione gnocchica, al che il tipo comincia a fantasticare su ciò che la tipa potrebbe fare a quella cosa che nel brano viene sottilmente denominata "anima".
Ecco il ritornello molto catchy, giudicate voi:

"Spesso lo sguardo ha fame
può saziare l'appetito
ma l'amor carnale
non consuma tutti i sì
la tua bellezza sale fino in fondo all'anima
solo ad immaginare
la tua mano cosa fa"

Insomma, resta solo da dire che adesso i Bastard Sons of Dioniso, raggiunta la popolarità, si trovino ad affrontare un bivio irto di insidie: da una parte c'è la major e un profitto quasi-assicurato tramite una carriera a base di discutibile emo-hard-pop; da un'altro c'è la possibilità di costruirsi un percorso artistico originale cercando di appagare in modo furbo sia i desideri dell'industria (e quindi $$$$) che del pubblico esigente (quindi la critica, ovvero noi debaseriani).
In definitiva, è difficile dire cosa sarà di questi baldi giovani dalla faccia forse un po' troppo pulita per la musica che suonano. Di certo nel panorama rock italiano di carne al fuoco ce n'è sempre stata tanta (a differenza di quello che l'italiano medio e la Mara Maionchi credono), e i il trio pischello in questione, invero piuttosto anonimo, dovrà lottare duramente per trovarsi uno spazietto per farsi sentire anche da chi non ascolta mai la musica in radio o evita mtv quando parte la centrifuga dei videoclip. Sì dovranno proprio farsi un mazzo tanto...
...ma anche no. Alla fine la stima di "IleNyA, la bimbaminkia" (prototipo del gggiovane medio sulla falsariga di Joe, The Plumber) l'hanno già guadagnata.

Bella per loro. Per noi, chissà...



2. By M&D Musica e Dischi
Unico gruppo dei tre finalisti di X Factor, i TBSOD rappresentano l’anima più spettacolare e trascinante della selezione effettuata dal programma. E anche questo minialbum di consuntivo (per l’autunno previsto l’esordio discografico vero e proprio) non tradisce la caratteristica, a partire dalla selezione di cover che dimostrano un’ampiezza di possibilità decisamente notevoli: si va così dal punk raffinato di Contessa dei Decibel di Enrico Ruggeri dei primi anni ’80, a Ragazzo di strada dei Corvi e Che colpa abbiamo noi dei Rokes degli anni ‘60. E per finire, Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode, in una versione che espone all’ascolto l’anima rock del trio trentino. Michele Vicedini, Federico Sassudelli, Jacopo Broseghini sono poi decisamente sciolti con i due inediti, tra i quali L’amor carnale, arrangiati in proprio dimostrando che la stoffa c’è e che ora arriva la parte più bella del gioco.


Recensione by L'isola della musica italiana
Un ep da quindici minuti scarsi, con soli due pezzi originali, di cui uno (Wednesday was) poco più di un provino di canzone, non può dare nulla di più rispetto a quello visto e sentito in tv nel reality “X Factor”. La speranza era quella di poter ascoltare da parte dei Bastard Sons of Dioniso qualcosa di nuovo, di non sentito in trasmissione, per vedere di che pasta sono fatti questi tre ragazzi della Valsugana. Invece poco o nulla a parte ciò che già si sapeva: le cover appena abbozzate in questo mini disco (ma si possono fare tre cover che durano meno di due minuti?) sono quelle dei Decibel, dei Corvi, dei Depeche Mode e dei Rokes, mentre il punk-rock – genere praticato dai tre, genuinamente nonostante tutto, e più volte proposto come loro cardine musicale – rimane a casa quasi in toto. Ce n’è traccia solo in L’amor carnale, pezzo autografo ed unico in cui ci si può soffermare un po’ per avere un’idea più sana e distaccata di chi siano i Bastard a dispetto delle luci (abbaglianti) della televisione. Dai tre ventenni appena usciti dal reality non ci si aspetta una nuova corrente musicale o che entrino di diritto nella storia musicale italiana, ma di certo, con un lavoro più completo, potranno dire la loro nel filone inaugurato dai Finley e dai Vanilla Sky. Sicuramente più vicini ai secondi, per atteggiamento e stile musicale, ma con un bagaglio di notorietà in più che gli potrebbe consentire una popolarità veloce senza tantissima fatica. Una domanda giunge però spontanea a questo punto: i Bastard si sentiranno a loro agio nei panni di rock band utile a sfamare la voglia di musica di ragazzini e ragazzine (come hanno fatto i Finley) o preferiranno intraprendere la strada dell’underground suonando e comportandosi come vorranno? La sola esistenza di questo punto interrogativo dovrebbe far ben sperare. Dunque non bisogna fare altro che attendere di vedere come spenderanno la popolarità acquistata a colpi di macchinette rotte e facce demenziali in camera durante il semestre nel loft musicale di Rai 2.


Recensione by Saltinaria
Direttamente da X-Factor 2009, The Bastard Sons Of Dioniso presentano il loro primo EP, “L’Amor Carnale”. A distanza di poco tempo dalla chiusura del programma si rivelano la vera sorpresa. Considerati da tutti come i vincitori morali, in realtà secondi per una manciata di voti, sono stabilmente nelle prime posizioni delle classifiche dei singoli scaricati da iTunes. Molti gli artisti che ne decantano le lodi. Io continuo a rimpiangere i tempi in cui le band uscivano dalle cantine ed affrontavano la piazza, mettendoci la faccia, rimediando spesso tante brutte figure. Oggi una band può venir fuori da un programma televisivo, spettacolarizzando e aggirando un passaggio fondamentale nella vita di ogni artista: la gavetta. Con ciò non voglio dire che questi ragazzi trentini non abbiano stoffa, ma mi rimane difficile giudicare un album con soltanto due sono inediti. In questi soli due brani, però, c’è tanto talento. “L’Amor Carnale” è uno di questi, e dà il nome al disco. Firmando sia testo che musica dei loro inediti, dimostrano innegabili doti compositive. In questo brano ammaliante si scorge una vena di follia creativa, utilizzando vocaboli poco usuali (“…buggerato dalla mia baldanza”). L’altro inedito è “Wednesday Was”, poco più di un minuto di filastrocca, scritta pensando ad una ragazza di un fast food che organizza feste di compleanno… immaginando come lei stessa organizzerebbe la propria. Per quanto riguarda le altre quattro tracce, non c’è molto da dire, se non che in “Contessa”, cover dei Decibel, spicca una forte dote interpretativa. Le altre tre cover sono “Ragazzo Di Strada” dei Corvi, “Che Colpa Abbiamo Noi” dei Rockes e “Just Can’t Get Enough” dei Depeche Mode. Due brani inediti sono troppo poco per dare un giudizio, ma il talento c’è: speriamo riescano a maturare del tutto.


Recensione by Musica e Dischi
Unico gruppo dei tre finalisti di X Factor, i TBSOD rappresentano l’anima più spettacolare e trascinante della selezione effettuata dal programma. E anche questo minialbum di consuntivo (per l’autunno previsto l’esordio discografico vero e proprio) non tradisce la caratteristica, a partire dalla selezione di cover che dimostrano un’ampiezza di possibilità decisamente notevoli: si va così dal punk raffinato di Contessa dei Decibel di Enrico Ruggeri dei primi anni ’80, a Ragazzo di strada dei Corvi e Che colpa abbiamo noi dei Rokes degli anni ‘60. E per finire, Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode, in una versione che espone all’ascolto l’anima rock del trio trentino. Michele Vicedini, Federico Sassudelli, Jacopo Broseghini sono poi decisamente sciolti con i due inediti, tra i quali L’amor carnale, arrangiati in proprio dimostrando che la stoffa c’è e che ora arriva la parte più bella del gioco.


Recensione by Debaser
Si fa sempre fatica ad accettare i cambiamenti, ma, in ogni caso, non si torna mai indietro. Il mondo va avanti, e per i nostalgici della vecchia scuola, quei tempi saranno solo un ricordo evanescente, un glorioso passato a cui attingere, un mito che rimarrà solo mitologia. Ora le band si fanno in televisione. Quelli della old school sono rompi-scatole, sono pure sfigati che ascoltano quattro gruppi in croce, quelli che sembrano davvero autentici, tosti, veri. Quelli della old school, a dire il vero, non guardano nemmeno la televisione. Ora, questi Bastardi, alla veneranda età di 22 anni, sono da annoverare nella old school, io penso, almeno anagraficamente. Bene, i loro miti, le loro influenze, le fonti da cui hanno tratto ispirazione sono i medesimi gruppi venerati dalla old-school. Per quanto la old school si incazzi, gridando a voce alta la loro preminenza, il loro predominio su certe cose, purtroppo, bisogna accettare che anche questi Bastardi ne fanno uso. Si trastullano con teatri degli orrori, con regine di stoneage, con lottatori di foo, purtroppo. Roba che se non avessero partecipato ad X-Factor, li riterresti dei gran fighi, e bravi musicisti, te li faresti amici e ci berresti volentieri una birra insieme. Ma il peccato mortale, insanabile e irreversibile è quella maledetta televisione. Un veleno pericoloso che rende immonda qualsiasi cosa tocchi. E può trattarsi anche della musica migliore al mondo, possono chiamarti Iggy Pop, Lou Reed e persino resuscitare Kurt Cobain, ma niente. Ciò che è televisione è vergognoso anche da nominare. Ciarpame senza pudore. Va da sé che quelli della old-school si auto-costruiscono muri di pregiudizi che fanno da intralcio alla Conoscenza stessa. Fosse solo questo, non sarebbe nemmeno un problema. Il problema grave è esprimere un giudizio senza Conoscenza. Il che va contro le norme filologiche, logiche e, parlando terra-terra, contro l’onestà intellettuale. Problemi della Old School. Quanto ai bastardi, non sono certo dei fenomeni. Ma vi sfido a trovare qualche differenza, una differenza sostanziale, una differenza qualitativa significativa tra questa roba e un Capovilla o un Brondi qualsiasi, incensati sacerdoti dell’indie rock nostrano, a cui, peraltro, i suddetti si ispirano. Io non trovo in loro nessuna colpa, se non quella di essere dei classici 22enni, cazzari, prodighi nello sfoggiare bevute esorbitanti e arditi, rimanendo superficiali, in tema di universo femminile. Non mi va di pensare nulla di loro. Voglio solo pensare che, magari, in futuro, cresceranno, soprattutto intellettualmente, si spera. Ora quello che penso è che tutto sommato non li vedo diversi dalla stirpe debaseriana, che vanta illustri progenitori, i Pixies, e che non rinuncia, tuttavia, alla Gialappas e ad un umorismo goliardico che lascia il tempo che trova. Come noi, uguali.
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Even Lemmy Sometimes Sleeps - Recensioni

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Even Lemmy Sometimes Sleeps 
-RACCOLTA RECENSIONI-


Even Lemmy Sometimes Sleeps è un album acustico dei The Bastard Sons of Dioniso, pubblicato nel 2007. Contiene brani scritti dai The Bastard Sons of Dioniso e anche cover di altri gruppi. Le prime otto tracce del cd sono registrate in studio, le successive nove live.


Recensione by: Alessandrio Biasi
Forse è una forzatura recensire su Metallo Italiano questo disco, perché di metallo qui dentro non ce n’è neanche l’ombra. Questo, signore e signori, è un disco di rock acustico, puro e semplice, parte registrato in studio e parte dal vivo. Giustamente potreste chiedervi che cosa ci sta a fare qui; vi rispondo in pochi, semplici punti: 1) prima di tutto, i nostri tre figli bastardi di Dioniso (che, per la cronaca, rispondono al nome di Michele Vicentini (chitarra e voce), Jacopo Broseghini (basso e cori), Federico Sassudelli (batteria e voce)), sono in realtà dei punk rocker in puro stile Green Day e soci, e vi invito a procurarvi il loro primo disco “Great tits heat” per averne la prova; 2)gli unplugged sono una realtà che vanta illustri precedenti in campo di musica dura; se li hanno fatti i Tesla, gli Alice in Chains e i Nirvana, perché loro no? 3)Ammetterete che, dopo bordate di metallo incandescente, un po’ di riposo per le orecchie ci vuole, non e vero? Inoltre, i nostri sono anche piuttosto bravi. Dimostrata senza ombra di dubbio la legittimità della recensione, vi posso dire che i TBSOD ci portano in un viaggio fatto di versioni acustiche dei loro brani, cover dei Beatles, dei Led Zeppelin, Nirvana, White Stripes, Kings of Convenience, Jim Noir, Crosby Still Nash & Young e, ciliegina sulla torta, gli ironici Tenacious D (ma esistono veramente?). Senza voler ovviamente gridare al miracolo, il tutto risulta gradevole, perché si tratta comunque di bella musica ben suonata; se non siete così “duri e puri” da rifiutare qualsiasi cosa che non esca da uno strumento attaccato ad un distorsore, vi consiglio caldamente un ascolto.
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Un successo per i Bastard a Pinè

14 agosto 2010 0 Commenti
È stato un vero successone il concerto di ieri dei Bastard al palazzetto del ghiaccio di Pinè dove "Erano più di mille ieri per la band tornata a cantare dove tutto iniziò sette anni fa". Un bellissimo articolo tratto dal quotidiano L'Adige, riassume il concertone:
«Tu chiamale se vuoi emozioni»
«Un concerto vissuto sul filo dei ricordi e delle emozioni vere»


e il bellissimo resoconto live di katja sul forum del Concilium che potete leggere in questo topic:http://www.conciliumtrent.it/forum/viewtopic.php?f=17&t=285
Qualche bellissima citazione:
un successo di pubblico pensando che ogni paese ha una festa in Trentino per ferragosto con musica e ballo di ogni genere...insomma...una gran concorrenza ma più di mille sono qui a scaldarsi con i Bastard...e la temperatura sale...peccato che le fotografie non si possano caricare in diretta ma tutto al più presto sul sito nei prox giorni con tante sorprese...

poi...un omaggio...ebbene si ai Basytard sonos tati regalati degli strumenti spaciali
forgiati e scolpiti nel porfido i tre hanno ricevuto tre chitarre direttamente dalle cave del porfido di queste montagne....quelle in cui girarono il primo videoclip....

Paranoid... rock n roll...
Jacopo ha detto che...prima gli veniva da piangere perchè ha un gran male al braccio....ma farà del suo meglio..infatti alle prove sembrava dolorante...

scoop da parte di Luca webmaster..."per a gioia dei pinaiteri faranno un po' di AC/DC...dopo"

qui siamo nel regno degli Ac/DC...nel pubblico ci sono vari amici musicisti rappresentanti degli Hig Voltage...Nicola Fontana dei Nurse...e altri...
il pubblico non smentisce calore ed entusiasmo

AC/DC....Federico canta in flasetto....e si tira rock allo stato puro...più duro del porfido più tagliente del ghiaccio...più caldo del cuore che batte fede basatarda

E ovviamente attendiamo i numerosissimi resoconti dei partecipanti sul forum ufficiale:
http://forum.tbsod.com/phpbb/viewtopic.php?f=43&t=1745
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Nuova Recensione: In Stasi Perpetua

6 giugno 2010 0 Commenti
girovagando nel web mi sono imbattuta in questa nuova recensione:
(aggiornata quindi la raccolta sul forum)

Recensione by MetroplNews.it (*fonte*)
«Rock alpestre con retrogusto da cantina». Originale e fuori dagli schemi, proprio come la loro musica. Il trio The Bastard Sons of Dioniso, secondo classificato nella passata edizione di X Factor, ricorre spesso a questa definizione per dare un'idea delle proprie canzoni e per ribadire il forte legame con la terra che li ha cresciuti, il Trentino. Un attaccamento che emerge anche dalla scelta di registrare l'ultimo album, intitolato “In stasi perpetua”, interamente su questo territorio e di girare qui il video di “Mi par che per adesso”. Per questo singolo la band ha scelto una location “pietrosa”, in tema con le foto della copertina e del booklet del cd. E quale miglior sfondo delle cave di porfido di Albiano?

Quando si parla di marmo trentino, infatti, non si può non citare l'Altopiano di Piné e la Val di Cembra, una zona che può essere considerata il bacino del porfido stratificato grazie alla presenza di oltre 90 cave capaci di produrre ogni anno qualcosa come 1 milione 600 mila tonnellate di pietra e dare lavoro a quasi mille addetti. La conoscenza e l'impiego di questo materiale è molto antica ed è legata al duro lavoro degli uomini impegnati nella sua estrazione, alla fantasia, alla perizia e alla creatività di scultori, scalpellini e posatori che lo lavorano. Unico per qualità, resistenza e resa estetica, si presta a vari utilizzi: dall'arredo urbano all'edilizia privata, dai monumenti alle opere d'arte.

Un mondo che i Bastard hanno voluto omaggiare con una canzone ispirata ai canti madrigali ed in particolare a “L'incoronazione di Poppea”. Se il cd precedente, “L'Amor carnale”, aveva ottenuto un notevole successo di critica e di vendite, le premesse per questo secondo lavoro non sono inferiori. A dare la misura dell'entusiasmo che si respira attorno a questo nuovo album, prodotto dalla Rca/Sony, vi è la classifica di iTunes, il sito web più importante al mondo per il download di brani musicali. Subito dopo la pubblicazione, “In stasi perpetua” è balzato in seconda posizione fra i cd più scaricati, per poi veleggiare sempre nella top ten nei giorni successivi. Ora ad attendere Michele Vicentini, Federico Sassudelli e Jacopo Broseghini sarà un vero e proprio tour legato ad apparizioni televisive e a dirette radiofoniche volte a promuovere i 10 brani contenuti nell'album.
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Recensione Even Lemmy sometimes sleeps

19 febbraio 2010 0 Commenti
PRIMA RECENSIONE PER:
"Even Lemmy sometimes sleeps"
Recensione by: Alessandrio Biasi
Forse è una forzatura recensire su Metallo Italiano questo disco, perché di metallo qui dentro non ce n’è neanche l’ombra. Questo, signore e signori, è un disco di rock acustico, puro e semplice, parte registrato in studio e parte dal vivo. Giustamente potreste chiedervi che cosa ci sta a fare qui; vi rispondo in pochi, semplici punti: 1) prima di tutto, i nostri tre figli bastardi di Dioniso (che, per la cronaca, rispondono al nome di Michele Vicentini (chitarra e voce), Jacopo Broseghini (basso e cori), Federico Sassudelli (batteria e voce)), sono in realtà dei punk rocker in puro stile Green Day e soci, e vi invito a procurarvi il loro primo disco “Great tits heat” per averne la prova; 2)gli unplugged sono una realtà che vanta illustri precedenti in campo di musica dura; se li hanno fatti i Tesla, gli Alice in Chains e i Nirvana, perché loro no? 3)Ammetterete che, dopo bordate di metallo incandescente, un po’ di riposo per le orecchie ci vuole, non e vero? Inoltre, i nostri sono anche piuttosto bravi. Dimostrata senza ombra di dubbio la legittimità della recensione, vi posso dire che i TBSOD ci portano in un viaggio fatto di versioni acustiche dei loro brani, cover dei Beatles, dei Led Zeppelin, Nirvana, White Stripes, Kings of Convenience, Jim Noir, Crosby Still Nash & Young e, ciliegina sulla torta, gli ironici Tenacious D (ma esistono veramente?). Senza voler ovviamente gridare al miracolo, il tutto risulta gradevole, perché si tratta comunque di bella musica ben suonata; se non siete così “duri e puri” da rifiutare qualsiasi cosa che non esca da uno strumento attaccato ad un distorsore, vi consiglio caldamente un ascolto. [COMMENTA SUL FORUM QUI]
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